martedì 24 luglio 2012

Peculiarità del Counseling


Cos'è il Counseling? Quanti incontri prevede?
In questa intervista  Enrichetta Spalletta ,Counselor e Psicoterapeuta ASPIC , delinea la figura del Counselor e i suoi ambiti di intervento andando a definire le caratteristiche e i confini.

lunedì 23 luglio 2012

Il Counseling in pratica



Un percorso di Counseling può aiutarti a :


                         



Riconoscere i tuoi bisogni







Migliorare la comunicazione e le relazioni










Risolvere i conflitti interiori








 Trovare alternative e nuove possibilità dentro di te








Ascoltarti e avere chiarezza mentale









Migliorare le relazioni di coppia












giovedì 28 giugno 2012

Tre parole

Guarda. Ascolta. Senti... © Giada Bagni Photography
  www.giadabagni.it












                    





Il progetto artistico della fotografa Giada Bagni "Guarda. Ascolta. Senti... " riesce ad esprimere, a mio avviso, dei concetti di fondamentale importanza quando si parla di Counseling.
Ecco tre parole chiave che nascondono grandi significati nella relazione di aiuto.



Guarda: saper osservare una persona significa porre attenzione "all'involucro" a quello che è il corpo esterno e capire cosa ci sta esprimendo attraverso il codice non verbale ovvero
  • la prossemica che è l'uso dello spazio, l'orientamento e la distanza, zona intima, personale ,pubblica 
  • l'atteggiamento posturale e di movimento: posizione eretta, tesa, protesa , distesa, rilassata
  • la direzione dello sguardo . contatto oculare
  • la mimica
  • la gestualità
  Attraverso l 'osservazione del non verbale possiamo farci un'idea del livello di energia, della situazione emotiva, ma anche della disponibilità all'aiuto della persona che abbiamo davanti. Quando osserviamo un volto possiamo avere una ricca fonte di informazioni sui sentimenti del cliente .
Spesso possiamo riscontrare incongruenze tra il verbale e il non verbale come quando (per esempio) una persona dice di stare bene ma è accasciata sulla sedia con occhi bassi e visibilmente agitata. Certamente questo sarà un primo approccio e non una base sulla quale costruire giudizi o deduzioni affrettate nei confronti di una persona.



Ascolta: gli input maggiormente utili nella relazione di aiuto ci arrivano dalle espressioni verbali. Ciò che le persone dicono e il modo in cui lo dicono ci fa capire molto su come queste persone si vedono e vedono il mondo intorno a loro. E' importante ascoltare attivamente chi abbiamo davanti. Essere attenti, essere li con la persona, accettarla così com'è.
Nella vita incontriamo sempre più spesso persone che "sentono" ma non "ascoltano".
L'ascolto comprensivo è un processo che avviene qui e ora ed è la chiave del colloquio di aiuto.
Per comprendere cosa l'altro ci sta dicendo dobbiamo concentrarci sul percepire il significato del vissuto del cliente senza giudicare o interpretare quello che ci sta dicendo ma coglierne il significato profondo.




Senti: sentire inteso come sentire nel profondo, sentire l' altra persona anche con il cuore.
 La comprensione empatica ci porta ad instaurare un rapporto di fiducia con la persona che ha bisogno di aiuto. L'altro si sentirà accolto, compreso nel profondo. L'empatia è un'abilità sociale che ci porta a comprendere i sentimenti altrui, ad avere la capacità di assumere il punto di vista dell'altro rispettando i diversi modi in cui le persone vedono una determinata situazione.L'empatia richiede la comprensione del contenuto di quello che il cliente ci sta dicendo ma anche il significato della storia, il senso della vita, i sentimenti e le emozioni legate al suo vissuto. La disposizione umana empatica è l'elemento fondamentale che ci porta ad avere quella che Rogers chiama accettazione positiva e incondizionata. La persona è accettata indipendentemente da ciò che pensa, fa o dice ma solo per quello che è; per la sua motivazione a cambiare. Garantisce al cliente profondo e sincero interesse per lui come persona e per le sue potenzialità umane. L' empatia mi farà vedere il mondo "come se" fossi l'altra persona e accoglierla nella sua unicità.






Bibliografia

Carl Rogers " La terapia centrata sul cliente"
Daniel Goleman " Intelligenza emotiva"
Richard Carkhuff " L' arte di aiutare" 
Roger Mucchielli " Apprendere il Counseling"
 

martedì 19 giugno 2012

La metafora del viaggio



 Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre "Andiamo", e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.  Charles Baudelaire





  Il viaggio: metafora inevitabile della vita,del muoversi,del perdersi per poi ritrovarsi.L'uomo viaggia ogni giorno dentro la propria esistenza,che sia un percorso esteriore o interiore l'uomo continua a viaggiare.
Gli esseri umani sono viandanti che si avventurano sul filo incerto del muoversi verso qualcosa;per alcuni la meta è fondamentale,per altri per niente importante quello che conta è andare.
Ci sono movimenti non-movimenti che sanno essere discreti e non fare chiasso ma che dentro nell'io più profondo sanno sconvolgere vite intere.
Nel viaggio interiore possiamo decidere di essere vagabondi e lasciare casa,sicurezze,luoghi conosciuti per perderci e per rinnovarci.
Diamo voce al nostro viaggio personale,affidiamoci,rischiamo ri-troviamoci e accogliamoci.


martedì 27 marzo 2012

La Condivisione

Spesso mi capita di riflettere e scrivere sull' importanza della condivisione nella nostra vita. Comunicare con altre persone tramite un blog è sicuramente un bellissimo modo per condividere pensieri e riflessioni anche se attraverso la rete.Si genera tanta bella energia e una potenza speciale quando si mette a disposizione una parte di noi,della nostra vita sia professionale che personale.
Ci si può arricchire a vicenda ed entrare in contatto con un nuovo universo,trovo che questo sia davvero magico. Quando qualcuno parla o comunica lascia qualcosa nelle tue mani ,lo divide con te,sta a noi accogliere questo dono.Ho in mente l' immagine di due mani che porgono un fiore profumato,prezioso,che sa di primavera. E' con questa bella immagine che mi riempie di profumi e colori tenui e delicati tipici di questo periodo che voglio accogliere un dono che mi è stato fatto.Voglio ringraziare Barbara di Correndomi Incontro  per avermi dedicato il premio Liebster Blog e per aver accompagnato questa dedica con delle belle parole.


 E' un premio che viene dato a 5 blog con meno di 200 follower. Chi lo riceve può a sua volta donare il premio ad altri 5 blog che segue con piacere. Io ho deciso di dare questo premio a :

Kiara di Back to the Source mi piace la sua dolcezza e la passione e dedizione che mette in quello che scrive.Tante notizie sul mondo e sull'anima.
Karin di ConTatto Counseling una bravissima collega oltre che amica e compagna di un bellissimo percorso che è stato il Counseling.
Gabriella di L'Arte :filo d'oro per ri-trovarsi anche lei una collega brava e "colorata". Mi piace il suo approccio all'arte che fa da veicolo per il benessere.
Michele di Michele Ilari mi piace il suo blog semplice ed essenziale.Riesce a trattare temi profondi e attuali attraverso intense riflessioni.
Alfonsina di io-psicologa traspare l'autenticità di essere,oltre che psicologa, anche persona,mamma,donna insieme alla competenza della professionista.

Avrei aggiunto anche Barbara se non fosse stata lei a passarmelo,ma con il cuore glielo giro lo stesso!

lunedì 19 marzo 2012

Attenti a quei due

Quante volte ci capita di non sapere proprio cosa rispondere a una richiesta?
Accetto o rifiuto? Come faccio a decidere? 
Faccio questo piacere a questa persona? Accetto questa proposta?

Mille domande che in poco tempo ci passano per la testa e una soluzione che invece non arriva.
E' bello sapere aiutare gli altri e scegliere di farlo è una cosa che ci può far stare bene e dare grande soddisfazione. Ma è altrettanto importante saper dire "No" quando è il momento giusto e soprattutto quando è quello che vogliamo.


A volte molti ostacoli, che nascono prevalentemente dalle nostre paure e dalle nostre abitudini, ci fanno scegliere un atteggiamento meno assertivo ( l'assertività è una capacità relazionale che ci permette di riconoscere le nostre emozioni e i nostri bisogni sapendoli comunicare agli altri nel rispetto reciproco ).

La persona assertiva non è accondiscendente né molto oppositiva ma cerca onestamente di dire ciò che pensa e sente e nel fare questo ha ben presenti le sue necessità e le sue priorità.
Dire "No" è difficile perché molte volte rappresenta dentro di noi un chiaro messaggio di rifiuto o di scortesia.

Perché, anche quando non vogliamo, accettiamo e diciamo "Si" anziché "No"?
  • abbiamo paura del giudizio dell'altro
  • pensiamo che dire no ci farà sembrare scortesi
  • abbiamo paura di perdere le persone alle quali rivolgiamo il nostro"No"
  • o di perdere la posizione lavorativa
  • oppure sentiamo di non averne il diritto

 Fare delle cose verso gli altri senza porsi dei limiti ci farà sentire invasi, poco attenti alle nostre necessità e tutto questo non ci farà essere delle persone chiare.


Svantaggi del dire sempre di “Si”

  • Ci sentiamo insoddisfatti delle nostre relazioni
  • Si rinuncia alla propria vita personale
  • Ci stressiamo fortemente
  • Ci si carica di troppe responsabilità
  • Non si è veramente se stessi
  • Possiamo apparire falsi agli occhi degli altri
         
Le persone che invece dicono sempre "No" in modo aggressivo, senza farsi tanti problemi e senza delle motivazioni valide non tengono conto dei diritti dell'altro e finiscono per creare intorno a sé un ambiente avverso, stressante e non piacevole.


Quindi come possiamo dire "No" assertivamente? Possiamo iniziare ricordandoci bene questi suggerimenti:
(Fonte: "L'assertività" Giusti-Testi)

  1. Inizia a rispondere con un chiaro "No" .
  2. Non ti scusare o giustificare, fornisci solo le tue ragioni.
  3. Ricorda che hai il diritto di dire "No" .
  4. Dopo il rifiuto vai via o cambia argomento: non aspettare di essere persuaso a cambiare idea.
  5. Se devi ancora decidere cosa rispondere, chiedi maggiori informazioni riguardo alla richiesta che ti viene fatta.
  6. Riconosci quando sei insicuro e hai bisogno per riflettere.
  7. Riconosci a te stesso il diritto di chiedere tempo per pensare, prima di concordare, di non concordare o di prendere decisioni.
  8. Riconosci quanto realmente vuoi tornare sulle tue decisioni.
  9. Riconosci a te stesso il diritto assertivo: " Ho il diritto di riflettere e cambiare idea".
  10. Cambia opinione. Ad esempio: " So che ero d ' accordo all ' inizio del progetto in settembre, ma ora mi rendo conto di sentirmi eccessivamente pressato all' idea (auto-apertura) e preferirei cominciare in ottobre".
  11. Sii chiaro e specifico. Ad esempio: "Non sono sicuro. Mi piacerebbe rifletterci. Ti chiamerò martedì pomeriggio per farti sapere".





   

martedì 6 marzo 2012

Trovare il proprio centro

Proprio in questo momento puoi ritornare in te,guardare dentro di te.
Non c'è bisogno né di preghiere né di adorazioni.
Tutto ciò che serve è un viaggio silenzioso verso il tuo essere.
Questo è ciò che chiamo meditazione,un pellegrinaggio silenzioso verso il tuo essere. 
E quando trovi il tuo proprio centro,hai trovato il centro dell'intera esistenza.
(Osho)




Cerca un posto tranquillo,senza rumori dove poterti rilassare.Siediti e poi sdraiati lentamente.
Rilassa il tuo corpo distendendo braccia e gambe,lascia che la tensione si allontani,chiudi gli occhi e respira lentamente.Senti il tuo corpo ben radicato alla terra a ciò che è stabile e accogliente,madre terra.
In questo spazio "tuo" cerca il centro di te stesso.
Riesci a vederlo? o sentirlo? come lo descriveresti?

giovedì 16 febbraio 2012

Espressione e realizzazione

" Esprimersi vuol dire tradurre i propri sentimenti e le proprie conoscenze in azioni, forme e parole, significa realizzare se stessi, nel senso letterale di rendersi reali.
Senza tale realizzazione siamo fantasmi, e sentiamo la frustrazione di non essere completamente vivi. Esprimerci ( e perciò realizzarci) sarebbe un processo naturale,se non fosse per il fatto che presto, nella nostra vita, abbiamo sperimentato attriti, angosce, dolore, ed abbiamo imparato a manipolare il mondo tramite "strategie" , piuttosto che rischiare di aprirci ad esso; e questo c'è stato utile fino ad un certo punto ". (Naranjo,1993)

martedì 14 febbraio 2012

Bianco...come il silenzio


Il silenzio penetra nella roccia
un canto di cicale
(Haiku di Bashō) (1644 – 1694), poeta giapponese
Il candore della neve, il mondo ovattato, la possibilità di riscoprire il silenzio.
In questi freddi giorni di febbraio la natura ci ha regalato un grande spettacolo, la neve, tanta neve. Si sa nei boschi e nelle campagne è più facile assaporare la calma, la tranquillità e il silenzio. Ma stavolta la neve è arrivata anche in città. Non vorrei parlare qui dei molti disagi e dei tantissimi problemi legati a questo avvenimento, vorrei piuttosto soffermarmi sul significato simbolico di queste giornate e sull'importanza per ognuno di noi di fermarsi,  in silenzio, ad assaporare il proprio luogo interiore.


Il mondo ci impone frenesia, corsa, fretta e questo ritmo sta diventando sempre più insostenibile per l'essere umano.
Ogni uomo si nutre di silenzio ne fa esperienza anche quando  non ne è pienamente consapevole, per esempio nell'arte della musica o della poesia dove gli spazi e i silenzi sono necessari.
Come non pensare al sonno, così importante e ristoratore per noi. In quei momenti ci ri- generiamo, calmiamo la mente razionale e ci concediamo di assaporare il silenzio.

Il silenzio ci permette di creare degli spazi dentro di noi che sono vitali nella nostra vita, spazi necessari per entrare in contatto con il nostro vero io.
Ri- guardarsi nel silenzio cercando di dare spessore agli eventi che ci sono accaduti durante la giornata.
Dal silenzio può scaturire anche rumore, confusione, disorientamento. Ecco che dalla quiete emerge qualcosa.

Nella quiete possiamo ri-scoprire quello che la psicologia della Gestalt chiama "vuoto fertile" .
Il vuoto fertile è un modo per trascendere il linguaggio per rimanere nel qui e ora, nel fluire, nel sentire . 
Lo psicoterapeuta Fritz Perls padre fondatore della Gestalt  scrive :

“l'individuo capace di tollerare l’esperienza del vuoto fertile –sperimentando fino in fondo la propria confusione- e che riesce a divenire consapevole di tutto quanto richiama la sua attenzione [...] vedrà che la confusione  si trasforma in chiarezza [...] L’esperienza del vuoto fertile non è né oggettiva né soggettiva. Non è neanche l’introspezione. Semplicemente è. E’ la consapevolezza senza la speculazione sulle cose su cui si è consapevoli.”

Cosa emerge dal rumoroso silenzio dei pensieri? 
Quel vuoto fertile si contrappone al vuoto sterile in quanto il primo potrebbe essere definito vuoto orientale ovvero un'assenza di cose in cui esiste soltanto il processo, il qui e ora di quello che sta succedendo; allora come ci dice Fritz Perls:" il vuoto diventa pieno di contentuti vivi e autentici" .
Integrando i contenuti che emergono si giunge al processo di unificazione di parti di noi che sono scisse, in questo modo saremo in grado di gestire conflitti sia interni che esterni.


Ancora F. Perls: "[...] c'è sempre qualcosa da integrare ; c'è sempre qualcosa da imparare e c'è sempre la possibilità di una maturazione più ricca ...di assumersi la responsabilità sempre maggiore di sé e della propria vita. E' chiaro che assumersi la responsabilità della propria vita ed essere ricchi di esperienza e di capacità è la stessa identica cosa... E una delle responsabilità maggiori - questo è un passaggio molto importante- consiste nell' assumerci la responsabilità delle nostre proiezioni, ridentificarci con le nostre proiezioni, e diventare quello che proiettiamo".







 

domenica 15 gennaio 2012

Quando ho cominciato ad amarmi davvero...

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho capito com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama rispetto.



Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto
che tutto ciò che mi circonda é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama maturità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto
e che tutto quello che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama stare in pace con se stessi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama sincerità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene:
persone, cose, situazioni
e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso;
all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”,
ma oggi so che questo è amore di sé.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama semplicità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo.
E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo perfezione.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di saggezza interiore.

Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro
dando origine a nuovi mondi.
Oggi so che tutto questo è la vita.

( "C.Chaplin" Discorso per il suo 70° Compleanno )

mercoledì 9 novembre 2011

Comunicazione Genitori - Figli (Parte 1°)

Tutti incolpano i genitori dei problemi dei giovani e dei problemi che i giovano causano alla società.
Ma chi aiuta nella pratica i genitori? Come possono diventare più efficaci nell' educare i figli?

Ogni anno milioni di neo padri e neo madri si assumono la responsabilità di un piccolo essere indifeso. Quando si diventa genitori si comincia ad assumere un ruolo dimenticando di essere persone. In buona fede si assumono comportamenti perché si crede che i genitori si debbano comportare così. I genitori sentono la responsabilità di essere qualcosa di meglio che semplici persone. Tutto questo diventa un carico e una sfida.

Queste persone sentono di dove  essere sempre all' altezza, di dover sempre amare i figli, di dover essere giusti in ogni circostanza e soprattutto di non dover ripetere gli stessi errori dei propri genitori.
Per quanto comprensibili e ammirevoli questi propositi rischiano di diminuire l' efficacia dei genitori invece di aumentarla.

Un genitore efficace è quello che si permette di essere una persona umana e autentica. I figli apprezzano molto queste qualità di schiettezza e umanità.
Per diventare genitori consapevoli è necessario che impariate a conoscere quali sono i vostri veri sentimenti.


Il potere dell' accettazione

Quando una persona è in grado di provare e comunicare profonda accettazione può diventare di grande aiuto. La sua accetazione dell' altro, così com' è, è fondamentale per costruire una relazione in cui l'altro possa crescere, maturare, operare cambiamenti costruttivi.


Quando una persona sente di essere sinceramente accettata per quella che è si sente libera di prendere in considerazione un possibile cambiamento.
Perché l'accettazione dei genitori esercita un' azione benefica sui figli?

La maggior parte dei genitori ricorrono al linguaggio della non- accettazione pensando che sia il modo migliore per aiutare i figli. Valutazioni, giudizi, critiche, prediche, massime morali, ordini.
Questo linguaggio allontana i figli. Smettono di confidarsi con i genitori e imparano che è meglio tenersi per sé i propri sentimenti e problemi.

I genitori che imparano a manifestare attraverso le parole una sincera accettazione del figlio dispongono di uno strumento che può produrre risultati straordinari.

L'accettazione però va dimostrata. Ci sono vari modi di dimostrarla tra questi il linguaggio non - verbale e il linguaggio verbale.
Il linguaggio non - verbale è quello che noi comunichiamo con la gestualità, la postura, le espressioni del volto.
Per fare un esempio: non intervenire quando il figlio sta facendo un' attività è un modo efficace per esprimere accettazione a livello non verbale. In quel modo al figlio arriverà tutto come: "Ciò che sto facendo va bene".
I genitori si preoccupano troppo di insegnare ai figli come va fatta una determinata cosa senza lasciare che questi facciano degli errori. Nutrono delle segrete ambizioni per i figli e sono preoccupati del giudizio degli altri.
Ma non si può restare a lungo in silenzio durante un' interazione. Ecco che entra in gioco la comunicazione verbale .
E' importante però imparare a comunicare. Spesso quando un genitore dice qualcosa a un figlio dice qualcosa su di lui. Ci sono delle risposte che possono comunicare l' invito a dire di più su un discorso ad esempio:
  • Raccontami
  • Di che si tratta?
  • Ti va di parlarne?
  • Dimmi tutto.
  • Vorrei sapere che cosa ne pensi.

 Queste frasi - invito possono facilitare molto la comunicazione incoraggiando a continuare o approfondire il discorso. Comunicano anche accettazione e rispetto per il figlio come persona perché è come se dicessero:
  • Hai diritto a esprimere i tuoi stati d'animo.
  • Ti rispetto in quanto persona dotata di idee e sentimenti.
  • Potrei imparare qualcosa da te.
  • Sono interessato a te.
  • Voglio entrare in rapporto con te, voglio conoscerti meglio.







Bibliografia
Thomas Gordon "Genitori Efficaci"