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Riflessologia un precorso per riappropriarsi del sé. Un percorso verso l’identità.

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1) La tecnica di trattamento al piede ha origini antichissime. Il reperto più antico che testimonia l’uso di questa tecnica risale all’antico Egitto (2330°a.c), dipinti murari rinvenuti nelle tombe raffigurano scene di manipolazioni di mani e piedi. Altre testimonianze sono offerte da manoscritti rinvenuti dai Maya, Atzechi, Indiani e Cinesi, infatti è proprio in Cina che venivano usate tecniche di digitopressione basate sui principi dell’agopuntura e quindi sulla MTC.

2) E’ però il dottor Fitzgerard, nei primi del 900, ad essere riconosciuto come il padre fondatore della Riflessologia moderna occidentale. Lui sezionò il corpo in fette verticali che tagliano il corpo in dieci bande lineari )(o zone) attraversano tutto il corpo fino ai piedi e su di esse viaggia corrente energetica che tramite il massaggio viene stimolata e attivata.

3) L a Riflessologia Plantare è una tecnica di intervento manuale, naturale e non invasiva, che agisce sul piede consentendo alla persona di ritrovare l’equ…

Interferenze

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Una ragazzina ha deciso di dipingere un quadro con una casa in tempo per il compleanno della madre.
Nella sua mente il quadro è già finito, ella sa come attuarlo nel più piccolo dettaglio, resta soltanto di metterlo giù sulla carta. Prende la scatola con i colori, il pennello e lo straccio, e piena di entusiasmo e felicità si mette al lavoro. Tutta la sua attenzione ed interesse sono concentrati su ciò che fa, niente può distrarla dal lavoro in corso.

Il quadro è finito in tempo per il compleanno.

Con grandissima abilità ha ritratto la sua idea della casa: è un'opera d'arte perché è tutta sua, ogni pennellata è fatta per amore verso sua madre; ogni finestra, ogni porta ritratta con la convinzione che doveva essere lì.
Quand'anche possa sembrare una baracca, è comunque la più perfetta casa mai realizzata in un quadro; è un successo perché la piccola artista ha messo tutto il suo cuore e la sua anima, tutto il suo essere nel farlo.
Questa è salute; questo è successo e f…

Il barattolo della felicità

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In questi giorni ho visto circolare sul web un' idea che mi è piaciuta molto per iniziare il 2015 con un lavoro utile, simpatico e creativo:


Il barattolo della felicità.





Di che si tratta? 

Si prepara un barattolo (lo si può personalizzare con decorazioni stampe, scritte), che sarà il nostro compagno di viaggio per tutto l'anno, e lo si riempie, ogni giorno, di bigliettini con pensieri o citazioni positive.

Lo scopo?

Riuscire a ritagliarci, ogni singolo giorno, un pò di spazio per noi.
Prendere consapevolezza di che cosa possiamo, anche in giornate particolarmente dure, essere felici e per cosa possiamo mostrare gratitudine.


Cosa scrivere sui bigliettini? 
Il pensiero felice della giornata, un dono ricevuto, una riflessione sulla natura, la gioia di un obiettivo raggiunto ecc...il tutto accompagnato dalla data.

E' un lavoro che potrà esserci molto utile, non solo durante i 365 giorni, ma anche a fine anno, quando, rileggendo i nostri bigliettini, potremo riflettere, porci nuovi obi…

L'aquila che si credeva un pollo

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Un uomo trovò un uovo d'aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L'uovo si schiuse contemporaneamente a quelli della covata e l'aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l'aquilotto fece quel che facevano i polli nel cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.
Trascorsero gli anni e l'aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d'aria, muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. "Chi è quello?", chiese. "E' l'aquila, il re degli uccelli", rispose il suo vicino. "Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli". E così l'aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale…

Cammino al femminile: La Montagna Sacra

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LA MONTAGNA SACRA 



Il cammino al femminile "La Montagna Sacra" ha lo scopo di creare un gruppo di Donne che lavori sulla propria consapevolezza per aprire il cuore e realizzare il proprio potenziale d'amore. Il gruppo è orientato all'interno per conoscere, guarire e realizzare la forza femminile ed è diretto verso l'esterno per praticare la bellezza. AMORE e PRESENZA ci accompagneranno per l'intero viaggio.




2014 5 Dicembre “Cerchio delle Donne” Celebrazione alla Luna piena (20.30- 22.30) La Luna rappresenta il rapporto dell’individuo con il proprio Principio Femminile: è donna, madre, compagna, figlia, sorella, l’intuizione, il regno della notte, il nutrimento fisico e spirituale. Meditazione, lavori esperienziali, condivisione, per riscoprire l’energia e il potenziale creativo femminile. Conducono: Monia Pastorelli- Ilaria Nenzi 2015 18 gennaio Laboratorio "Miti e archetipi femminili: conoscenza; simbologia; proposte di espressività corporea ed artistica" “R…

Lascia che la musica ti tocchi

Concentrati sulla musica e prova a sentire come la musica entra nel tuo corpo. Poni tutta l'attenzione su questo. Forse riuscirai persino a sentire che certe parti di te rispondono alla musica.Se ci riesci,una parte di te viene toccata.Cosa succede alle altre parti? E diventa anche consapevole di tutto quello che provi sulla tua pelle quando c'è la musica intorno a te e dentro di te.
Trova qualche posto dove puoi iniziare a respirare a ritmo. Semplicemente focalizzati sul respiro non spingerlo,non tirarlo.Sii soltanto consapevole del ritmo e accorda la consapevolezza  del ritmo del tuo respiro a come "senti" la musica.
E ora permettiti di dare un messaggio di apprezzamento a te stesso.Vedi come ti suona quando dici nel profondo di te: "Io mi apprezzo,io mi amo." Torna alla prima volta in cui hai fatto questo.Vedi se questa volta sembra diverso,forse più ampio,più profondo e più ricco di energia. Forse cominci ad accettare l'idea che,quando aumenti l'amo…

Conosci te stesso

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"Potete avere tutti i titoli accademici del mondo, ma se non conoscete voi stessi, siete estremamente stupidi. Conoscere se stessi è il fine ultimo dell’educazione. Se non c’è autoconoscenza, il semplice fatto di raccogliere dati o prendere appunti in modo da superare gli esami è una maniera assai stupida di esistere. Potete essere capaci di citare la Bhagavadgita, le Upanishad, il Corano o la Bibbia, ma a meno che non conosciate voi stessi, siete come pappagalli che ripetono le parole altrui senza capirle. Nel momento in cui cominciate a conoscere voi stessi, anche se poco, si è già messo in moto uno straordinario processo di creatività. [...] A partire da questo potete andare sempre più in profondità, all’infinito, poiché non c’è fine all’autoconoscenza" (J. Krishnamurti, La ricerca della felicità, Milano, Rizzoli 1997). 
 Tutti crediamo di conoscerci e pensiamo: "chi meglio di me può sapere chi sono!" Ma è davvero così? Quando ci innamoriamo, quando ci arrabbiam…